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Stupro, merce di scambio

venerdì, settembre 3rd, 2010

La responsabilità di quello che è scritto sta nel pensiero di una donna, che scrive ciò che pensa e che non ha nulla da perdere. Credo che la legge del taglione sia l’unica legge da dover attuare in questi casi, perchè nessuno stupratore va recuperato, ma va stuprato. Non c’è terapia che aiuti a superare una simile tragedia, c’è solo la forza della donna, e la donna è forte per natura perchè è colei che mette al mondo i figli, alcuni buoni e bravi, alcuni che poi andranno in giro a stuprare.

E’ facile tradire la fiducia di una donna, specialmente quella ingenuamente concessa, con imprudenza, specialmente fra coetanei, oppure fra conoscenti e parenti serpenti, eppuro lo sguardo di uno stupratore è quanto piu’ spaventa, è una macchina impazzita, è il diavolo della morte, è una bestia assetata di sesso e di sangue. La libertà di poter essere donna viene improvvisamente tolta, e viene sostituita con l’intimo violato e con l’odore dello stupratore. Poi susseggue la parte ancora peggiore, le ferite, le gravidanze, le lesioni, il sangue, l’ospedale, in alcuni casi la denuncia, la prassi necessaria ed ulteriori verbali e…ancora uomini. Ma le domande perchè non le fate allo stupratore?

Con quale linguaggio è possibile parlare ora? Già, con quello della scusa…la scusa all’alcool, agli alcolici, all’incapacità di intendere e di volere. Dare una difesa nel processo al responsabile, è ben altro dell’assolverlo pubblicamente e moralmente, così si incoraggia solo l’arroganza e si mortifica nuovamente la vittima. Il filo interiore si spezza, non c’è piu’ nulla da fare e forse lei, ragazzina amava un principe azzurro dagli occhi di ghiaccio…

stupro-branco

 

Un’avventura o uno stupro?

lunedì, luglio 26th, 2010

Piu’ che di ragazzine, parliamo di donne, dai venticinque anni in su’, che pur essendo maggiorenni, non hanno appunto comunque l’obbligo di dover rendere conto, in qualche modo ai genitori, ma appunto donne, amiche, che decidono di uscire una sera, una notte di andare a divertirsi, forse di esagerare anche un po’ con l’alcool, e che male c’è… appunto… che male c’è nel ritrovarsi in qualche locale, a ridere, scherzare, e nel caso in cui ci fosse da fare all’amore…amare!

Purtroppo, capita il contrario e sono pochissime le donne che lo raccontano, perchè si vergognano, si sentono in colpa, si sentono quasi di essere andate loro stesse a cercare una situazione disperata, e si nascondo dietro alla scusa di non ricordare cosa bene sia successo in “quella notte” perchè avevano bevuto…ma una donna che beve un bicchiere in piu’, in compagnia, con le amiche, è semplicemente una donna che ha voglia, bisogno, di gettarsi alle spalle forse certi problemi e di non pensare alle cospirazioni della vita, non è certamente una donna che deve essere forse, violentata da una bestia qualsiasi, che, data la situazione, si appropria con convinzione e diritto di un corpo che prima di tutto è una persona, ed ha un’anima… una donna che avrà la propria vita spezzata per sempre, che vivrà nel tormento, nella puara di potersi fidare in vita sua ancora una volta di un uomo…stupro o amore...

Stalking “amare per odio”

giovedì, luglio 22nd, 2010

 

La legge 23 Aprile 2009 n. 38, cd. legge anti-stupro, disciplina le misure di contrasto alla violenza sessuale modificando alcuni articoli di legge del codice penale; per meglio comprendere le dinamiche dello STALKING, la cui sindrome si canalizza nelle varie patologie della comunicazione e della relazione umana, prendiamo in esame i vari soggetti:

Il risentito: è colui che sviluppa una scarsa analisi della realtà basata su sentimenti di rancore e odio che tendono a giustificare i propri atti e cerca, senza basi di fatto, un legame che non potrà mai affermarsi.

Il corteggiatore incompetente: è l’individuo scarsamente idoneo nella gestione dei contatti umani e non sa dosare l’atto del corteggiamento, abusando e infastidendo l’altro.

Il respinto: è la persona che tenta di ripristinare un ex rapporto affettivo-relazionale ormai logoro con l’altro, che, per molteplici ragioni rifiuta.

Il predatore: il piu’ pericoloso a volte anche per problemi psichici, è lo stalker che ambisce solo il tragurdo dei rapporti sessuali e si diverte nell’inseguire e cacciare la vittima.

LA VITTIMA: è colei che viene anticipata nelle sue abitudini, controllata, inseguita e monitorata subendo un’intrusione fisica che nel tempo penetra e viola la sfera psicologica, modificandogli lo spazio e la libertà emotivo-relazionale.

Detto questo, non possiamo che mostrarci solidali con tutte le donne, invitando chiunque, avesse subito, o stesse subendo violenza di qualsiasi genere, ad affidarsi alla giustizia, comunicando che il termine per la proposizione della querela è di sei mesi, i deroga ai canonici tre previsti dalla legge.violenza-donne

Sono tante le storie verie che ancora si raccontano di padri padroni che tengono controllata la verginità delle figlie, e lo fanno in un modo raccapricciante, verificandoloro stessi con mano la verginità, ma ancor piu’ stucchevole è che una violenza di questo tipo, consumata all’interno di una casa come tante, non desti nessun sospetto.

Molti di questi episodi restano impuniti, chi subisce violenza si sente spesso colpevole, e tanto piu’ la violenza è subdola, meschina, fatta da un familiare, conoscente, parente, tanto piu’ è difficile trovare la forza di parlare. La denuncia è il solo mezzo efficace per combattere contro questi abusi, per punire chi davvero va punito e non per punire noi stesse dalla sola voglia e bisogno di vivere.

Nessuna donna deve essere fraintesa, nè per quello che ha voglia di esprimere, nè per come decide di esprimerlo, la libertà è inseta nell’essere umano, nell’essere donna, ed è solo a noi stesse che dobbiamo rendere conto. La verginità è un valore intimo, nessuno puo’ decidere per una donna, se non la donna stessa.

verginità controllata

La gang del sari rosa

sabato, giugno 5th, 2010

Sampat Pal è il nome della donna che ha formato “la gang del sari rosa” per difendere le donne; è stata costretta a sposarsi a 12 anni, ancora bambina, a 15 il primo figlio, ha subito umiliziazioni, abusi e soprusi finchè non si è ribellata ed ha detto basta! Ha creato così la “gang del sari rosa”, una “banda” femminile che aiuta le donne picchiate, taglieggiate, stuprate, ricorrendo anche alla forza.

Si movono a centinaia nella regione povera dell’Uttar Pradesh, in India, sono donne che difendono altre donne, le seguaci di Sampat Pal, 50 anni, per aiutare le ragazze ad essere indipendenti. Sampat ha formato centinaia di piccoli gruppi ed ha insegnato alle ragazze il mestiere di sarta; il suo volto è segnato dalla fatica e dal dolore ma il coraggio di certo non le manca. Appartiene a una casta infima, quella degli “umili mandriani”, ma ha una forza straordinaria. Il suo esercito conta ora tre mila adepte e gli uomini hanno davvero paura.

Il Lathi è il bastone che serve loro per incutere paura; in un’intervista Sampat dice una cosa molto significativa, cioè non c’è luogo al mondo dove la donna non subisca violenze, bisogna che la donna impari ad essere solidale con altre donne, e insieme combattere per la propria libertà ed i propri diritti.

la gang del sari rosa